Reportage Settimana della Lingua Italiana nel Mondo – 18 ottobre 2016

Anche quest’anno l’Istituto di Cultura Italiana di New York ha ospitato gli eventi della Settimana della Lingua Italiana nel Mondo. Lo scopo dell’iniziativa è promuovere la diffusione della cultura italiana nel mondo. Nata nel 2001 per volere di Francesco Sabatini, allora a capo dell’Accademia della Crusca, è giunta alla sedicesima edizione. Il tema della rassegna del 2016 è ‘L’italiano e la creatività: marchi e costumi, moda e design’.

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Maria Teresa Cometto, Francesca Malagnini, Eugenia Paulicelli.

È il 18 ottobre scorso e il sole, annegando in un’aria arancione, riscalda la leggera brezza che sale dall’East River e attraversa la città. Soffia un vento mite che s’incunea tra le vie della Grande Mela fino ad arrivare al civico 686 di Park Avenue chiudendo la porta dietro di me. Sono all’Istituto di Cultura Italiana di New York City. Vengo accolto dal custode che, con un sorriso bonario e un accento vagamente ciociaro, mi indica dove si svolgerà l’evento in programma. Salgo due brevi rampe di scale con passo andante e mi dirigo verso la sala principale dell’edificio. La stanza comincia a riempirsi dalla prima all’ultima fila. Difatti, la circostanza è molto importante: si svolge la XVI Settimana della Lingua Italiana nel Mondo. Quest’anno il tema è ‘Il Plurilinguismo della Moda italiana e del Made in Italy’. A trattare questi argomenti così rilevanti, due ospiti di grande spessore: Eugenia Paulicelli (Professore di Italianistica, Fondatore e Direttore di Fashion Studies presso il Queens College e il CUNY Graduate Center) e Francesca Malagnini (Professore e Direttore del corso di Promozione dell’Italia all’estero presso l’Università per Stranieri di Perugia).

Apre la manifestazione un contributo video titolato ‘Il Design parla Italiano’. Durante la visione, in sovraimpressione, si succedono una serie di parole chiave che poi saranno presenti durante la conversazione della serata: disegno, armonia, funzionalità, eleganza, innovazione, creatività. Termini che sono la tara per la definizione delle regine della serata: Moda e Made in Italy. È la prima volta in cui, nel corso degli eventi della Settimana della Lingua Italiana nel Mondo, queste vengono annoverate tra  i caratteri identitari italiani. Pertanto, oltre che di una celebrazione, si tratta di un vero e proprio attestato di riconoscimento. La caratura intellettuale e culturale delle ospiti da sola dà contezza di questa affermazione e delle motivazioni che la fondano.

L’iniziativa gode dell’Alto Patronato del Presidente della Repubblica Italiana e della promozione dello IACE (Italian Committee on Education). Difatti, spetta al vicepresidente di questo ente nonché giornalista del Corriere della Sera, Maria Teresa Cometto, l’onore di introdurre e moderare lo svolgimento della rassegna. Il testimone passa, subito, alla professoressa Eugenia Paulicelli.

Non è un caso che sia proprio lei a iniziare: uno dei massimi esperti in terra americana di Storia della Moda, pioniere e creatore del programma dei Fashion Studies al CUNY Graduate Center, nonché studioso con numerosi contributi scientifici tra cui spiccano ‘Writing Fashion in Early Modern Italy: From Sprezzatura to Satire’ (2014), ‘La Moda è una cosa seria’ (2015), ‘Italian Style: Fashion & Film from Early Cinema to the Digital Age’ (2016).

Il titolo del suo intervento, ‘La moda e Italian Style tra identità e cultura’, fissa le coordinate entro cui si muove il discorso sulla moda e sullo stile italiano. Moda. Identità. Cultura. Tre termini che agli occhi meno esperti appaiono del tutto slegati. Non è così. La professoressa Paulicelli – difatti – tesse le argomentazioni del suo contributo chiarendo la stretta relazione fra essi.

La moda o, meglio, la Moda è stata spesso poco considerata dai più alla stessa stregua della letteratura o dell’arte. In parte, perché le si attribuisce un carattere effimero e caduco. In parte, perché è marcato in termini di genere e associato all’universo femminile. E tuttavia questi aspetti ne tralasciano un altro di importanza primaria: la Moda è una Lingua.  In quanto tale è dotata di una grammatica e di un codice ed è – a tutti gli effetti – una macchina comunicativa e semiotica. Il passaggio più importante dell’intervento di Eugenia Paulicelli è contenuto in tale attestazione. In questo modo, la Moda diviene il fil rouge che collega il piano dell’individuo e dell’identità a quello economico, sociale e politico. Ne consegue che gli abiti ‘significano’ ossia posseggono una forte carica simbolica. L’abbigliamento, pertanto, è un modo di veicolare, trasmettere e comunicare messaggi, idee e intenti al pari delle parole o delle arti. La Moda non è quel ghiribizzo frivolo di certa fetta della società. Anzi, è fondamento del carattere di un individuo e dell’identità di un popolo intero. In altri termini, è un universo simbolico di riferimento che definisce sia il singolo individuo sia un’intera collettività sia entrambi.

La Moda è un fenomeno sociale, è una manifestazione visiva di appartenenza: a una nazione, a uno stile di vita, a una visione del mondo. Col capo d’abbigliamento c’è un contatto tra il tessuto e corpo; a una dimensione sensoriale ne corrisponde una psicologica. Non è difficile intuire come l’abbigliamento si leghi saldamente a ciò che s’intende per stile e sia un mezzo per la propagazione dello stesso.  Infatti, negli anni della Dolce Vita e del Boom Economico si diffonde nel Mondo e negli USA l’idea di un Stile italiano come espressione di una ‘Fine Working Hand’ cioè di un artigianato di impareggiabile maestria. Quanto al Made in Italy, la professoressa Paulicelli pone l’accento su una nozione importante: l’autenticità. È essa che fa da raccordo col luogo di provenienza e, quindi, lega indissolubilmente l’idea di Made in Italy al territorio. Ne risulta che nel plurilinguismo del Made in Italy si specchia quello dell’Italia e del suo crogiolo variegato di dialetti, mode, differenze e similarità. Alla tradizione artigiana italiana viene legata la ‘multi-località’ dello Stivale e del suo artigianato. Così, il Made in Italy si pone come una lingua transnazionale, come un punto di riferimento preciso. La Moda come il cibo o altre creazioni artigiane si unisce al territorio e unisce i territori. In altre parole, consente la creazione di una mappatura della geografia umana e sociale del territorio italiano. L’intervento della professoressa Paulicelli si conclude con l’auspicio che il Made in Italy si avvicini sempre di più al campo delle materie umanistiche, in virtù delle narrative identitarie e culturali a esso connesse.

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Maria Teresa Cometto, Francesca Malagnini, Eugenia Paulicelli.

La parola passa alla moderatrice che, subito, introduce la professoressa Malagnini. Anche in questo caso, la presenza della docente dell’ateneo perugino è indicativa. Direttore del corso di Promozione dell’Italia all’estero ed esperta linguista, chiarisce sin dall’inizio i temi del suo intervento: il lessico della moda e il rapporto fra Moda e Design.

Durante l’introduzione, la citazione tratta dall’Ars Poetica di Orazio richiama la tradizione latina che è parte del retaggio culturale italiano. Essa serve da supporto a una concezione della lingua e del linguaggio ben definita. La lingua fa nascere e morire le parole sulla base di una necessità d’uso. È la lingua che crea, resuscita, trasforma. Se il titolo assimila la moda ‘come le parole’, allora la moda è come la lingua. Crea, resuscita, trasforma (risemantizza) modelli, idee, prodotti. È una riconferma della dignità di cui è portatrice la Moda.

Terminato l’intervento introduttivo, viene trattato il primo tema del contributo della professoressa Malagnini: la Lingua della Moda. Viene definito nella sua dimensione di lessico settoriale e ne vengono tracciate alcune caratteristiche. Per esempio, ne viene declinata l’onomastica: nomi di animali, nomi sportivi, onomatopeici, nomi di derivazione geografia o di comuni. Viene espanso e ribadito il nesso tra la Moda e il territorio. Viene stabilito un collegamento forte tra il capo e l’origine geografica. Il lessico non fa che riconfermare il potenziale semiotico, simbolico e identitario posseduto dalla Moda. Espressione della perizia manufatturiera, dell’abilità trasformativa dell’artigianato, dell’ingegno creatore: tratti ascrivibili al Made in Italy.

Il nesso tra Moda e Made in Italy occupa la seconda parte dell’intervento della professoressa Malagnini. Lo spunto per tratteggiarne le caratteristiche nasce dalla riflessione sull’attività di Brunello Cucinelli. La sua famosa campagna pubblicitaria in cui viene utilizzato un manoscritto del 1200 è una scelta che lega il suo marchio a una concezione del bello e della tradizione italiana che non è connessa all’abbigliamento strictu sensu. È insieme una scelta programmatica di respiro internazionale e di promozione di una certa idea di italianità. Inoltre, Cucinelli è conosciuto per la sua particolare filosofia aziendale definita, da lui stesso, ‘capitalismo umanistico’. Essi si caratterizza per l’attenzione alla vita dei propri dipendenti e agisce attivamente per migliorare il paese dove si trova la sede dell’azienda. Dopo aver parlato di Cucinelli, l’attenzione si sposta sul rapporto che intercorre tra Italia e Stati Uniti. Questi, spesso, si distinguono per il recupero del ‘Bello’ italiano riadattandolo e rimodellandolo. È esemplare il caso dell’ampliamento del museo di Harvard che è un chiaro omaggio alla canonica di San Biagio a Montepulciano del cui ampliamento si è occupato Renzo Piano. Una figura di spicco nel panorama delle eccellenze italiane a livello mondiale.

L’intervento della professoressa Malagnini termina con una riflessione densa di significato: Moda e Made in Italy sono un tutt’uno italiano. Essi si nutrono della bellezza passata. E tuttavia non ci sono creatività né bellezza nuova senza quelle passate. Proteggere l’Italia e il Made in Italy significa far rivivere e riattualizzare un bene comune di cui siamo tutti responsabili.

La sensazione è di essere stato testimone di un cambiamento radicale nella visione di due fenomeni su cui spesso si sorvola con colpevole superficialità. La Moda e il Made in Italy sono un baluardo dell’identità italiana e uno strumento di sviluppo dell’immagine dell’Italia in tutto il mondo. Ignorarne il peso nello scacchiere non solo culturale equivale a tralasciare due delle tessere fondamentali costituenti il mosaico dell’italianità. Vestire italiano o cucinare italiano sono espressioni che racchiudono l’espressione di una visione del mondo che colloca  se stessi e gli altri nella società e nel mondo; espressioni che includono il diritto di rivendicare la propria identità in riferimento a una serie di valori ben definiti. Cioè, permettono di riconoscersi in uno stile di vita e in un’identità ‘italiani’.

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